GIANFRANCO BORTOLOTTI E LA GRATUITA’ DELLA MUSICA –

“É la dimensione dell’agire nell’arte che dovrebbe dominare il mondo, che porta ad avvicinarsi agli altri, a se stessi o alla natura. Ma mai in modo puramente strumentale”. Sono queste le parole del CEO di gfb.guru, Gianfranco Bortolotti, in relazione alla gratuità della musica.

“La gratuità della musica è dunque associata al concetto di motivazioni intrinseche dell’artista, in particolare alla sua necessità di entrare in contatto con i suoi seguaci, detti oggi fan: non al regalo in sé. Significa, per l’artista, trovare un percorso di comunicazione più rapido, in grado di portarlo finalmente davanti alle sue masse di ammiratori e suonare per il piacere di farlo insieme. La pecunia si trasferisce dal mezzo (ormai quasi non più esistente: il supporto) al concerto. E ormai, nel settore della discografia indipendente dance, anche una realtà come Spinnin’ Records se ne è accorta”.

È arduo riassumere l’attività di Gianfranco Bortolotti senza il timore di omettere qualcosa. Una delle sue prime intuizioni riguarda la House: quando in Italia è ancora praticamente sconosciuta e la maggioranza dei produttori è accodata all’Italo Disco più ridanciana ed impoverita degli input fecondi di qualche anno prima, inizia ad investire su essa, svuotando le robuste sacche di resistenza generazionali. Battendo sul tempo i più restii ad accettare l’imminente rivoluzione musicale, Bortolotti inventa il progetto Cappella, che con “Bauhaus” del 1987 ed “Helyom Halib” dell’anno dopo, porta una ventata di aria fresca nella scena musicale italiana. Il suo ingegno multiforme coglie la forza rinnovatrice della scalpitante House a stelle e strisce, e ne valorizza le potenzialità attraverso l’asse produttivo parallelo 49ers, che nasce con “Die Walküre” e si impone il tutto il mondo (America compresa) con “Touch Me”.

Ginevra De Matteis

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